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STUDI – In dieci anni crescita entrate fiscali per 145,2 miliardi euro, maggiore della crescita del Pil (144,3 mld)

05/10/2015

A margine del dibattito sugli interventi sulla tassazione da definire con la Legge di stabilità 2016 si evidenzia che nell’arco dell’ultimo decennio l’Italia è il Paese europeo che ha registrato la più alta crescita della pressione fiscale, con un aumento di 4,2 punti percentuali e arrivando nel 2015 al 43,4% del PIL. Tra il 2005 e il 2015 il Pil nominale è cresciuto di 144,3 miliardi (+9,7%), mentre le entrate fiscali sono salite di 145,2 miliardi (+22,7%). In parallelo la spesa primaria corrente è salita di 134,9 miliardi (+23,8%), la spesa per interessi di 2,8 miliardi (+4,2%) mentre la spesa in conto capitale è scesa di 12,7 miliardi (-18,4%).

Una marcata crescita delle entrate emerge anche dal quadro tendenziale della finanza pubblica italiana evidenziato nella Nota di Aggiornamento al DEF 2015 che conferma l’orientamento restrittivo del bilancio pubblico: tra il 2015 e il 2019 le entrate aumentano di 96,1 miliardi di euro, a fronte di maggiore spesa corrente primaria per 38,4 miliardi e un aumento della spesa per interessi limitata a 2,9 miliardi. La spesa in conto capitale scende di 6,7 miliardi; poco meno dei due terzi (61,2%) dell’incremento della spesa corrente primaria deriva dal capitolo Pensioni. Il deficit tendenziale di colloca al 2,6% del Pil nel 2015 per poi scendere al -1,4% nel 2016 e raggiungere il pareggio di bilancio nel 2017. Con la manovra di bilancio è attesa una correzione delle maggiori entrate attuata con il disinnesco delle clausole di salvaguardia.

Secondo le valutazioni della Corte dei conti le manovre di bilancio e le specifiche iniziative legislative contenute in 45 provvedimenti varati fra il 2008 e il 2014 hanno definito 758 interventi con effetti diretti o riflessi sulle entrate che movimentano oltre 520 miliardi di risorse, con un impatto in termini di riduzione dell’indebitamento netto pari a 145 miliardi.

L’ipertrofia normativa di carattere fiscale – si tratta di circa due norme alla settimana – ha un impatto pesante anche sui costi burocratici delle imprese: l’analisi del Burofisco Index Confartigianato basato sull’esame degli esperti della Direzione Politiche fiscali di Confartigianato di 752 norme fiscali approvate dal 2008 al 2014 – numero in linea con quello emerso dal monitoraggio della Corte dei conti – evidenzia che 468 norme (62,2% del totale) presentano un impatto burocratico sulle imprese, solo 98 semplificano (13,0%) mentre le rimanenti 186 (24,7%) sono sostanzialmente neutre dal punto di vista dell’impatto burocratico. Nel periodo esaminato il Burofisco Index Confartigianato è sempre risultato positivo e crescente, mostrando solo nell’ultimo anno una riduzione che sottende – lo ricordiamo – solo una riduzione dell’impatto burocratico sulle imprese e non una semplificazione, fenomeno che si rileva solo con un Burofisco Index negativo.

DINAMICA DELLA PRESSIONE FISCALE NEI PAESI DELL’UNIONE EUROPEA

(Anni 2005-2015. Tax burden in % del Pil comprensivo di contributi sociali figurativi. Grecia e Croazia n.d. – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione Europea)

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10 ANNI DI PIL E DI FINANZA PUBBLICA

(Anni 2005 e 2015. Valori correnti assoluti in miliardi di euro, var. ass. e % – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea)

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INDICE CONFARTIGIANATO DI PRESSIONE BUROCRATICA-FISCALE E PRESSIONE FISCALE IN % DEL PIL

(Saldo tra norme ad impatto burocratico e norme che semplificano emanate per gli anni 2008-2014 – Elaborazione Ufficio Studi e Direzione Politiche Fiscali Confartigianato su legislazione fiscale XVI e XVII Legislatura)

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