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Agroalimentare, gli incentivi per l’e-commerce

17/11/2015

Il commercio elettronico sembra aver ingranato la marcia giusta anche sul mercato italiano e tra i nuovi protagonisti merceologici a far da volano c’è anche il settore dei prodotti alimentari e del vino, fino a qualche anno fa relegati a un ruolo di secondo piano nel grande quadrante commerciale del web. Gli ultimi dati elaborati dall’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – Politecnico di Milano segnalano che gli acquisti di cibo e bevande (vino compreso) rappresentano oggi il 3% circa delle vendite da siti italiani ed è uno dei settori più dinamici nel panorama dell’e-commerce retail.
Segnali incoraggianti arrivano anche dal fronte delle esportazioni, i cui volumi in valore nel 2015 hanno messo a segno nel complesso un balzo del 22%, superando quota 3 miliardi di euro: anche in questo caso il settore Food&Beverage è individuato tra quelli che hanno in prospettiva la possibilità di guadagnare fette di mercato sempre più importanti.

In questo contesto, assume particolare rilevanza il sistema di incentivi varati di recente su iniziativa del Ministero delle politiche agricole con il cosiddetto pacchetto “Campo libero”  e dai successivi provvedimenti attuativi emanati dal Mipaaf, che puntano a sostenere i progetti finalizzati al commercio elettronico, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese. La strada scelta è quella del credito di imposta a favore dei progetti che puntano alla realizzazione e l’ampliamento di infrastrutture informatiche, con una dotazione di 3,5 milioni di euro, complessiva per i due anni.

L’ultimo tassello di questo innovativo regime di aiuti è rappresentato da una circolare diffusa di recente dal Mipaaf che specifica le modalità per la presentazione delle domande, le tipologie degli investimenti ammessi alle agevolazioni, l’intensità degli aiuti e la soglia massima di spesa eleggibile, in coerenza con le regole dell’Unione europea sugli aiuti di Stato.
Fermo restando il massimale complessivo di 50.000 euro per impresa e del 40% di intensità di aiuto, in funzione dell’attività prevalente svolta dall’impresa e dichiarata ai fini IVA e delle dimensioni dell’impresa (PMI/GI), la misura del credito d’imposta è così articolata:

  • per le imprese di produzione agricola primaria: ai sensi del regolamento di esenzione agricolo (n. 702/2014), per le PMI; nei limiti del “de minimis agricolo” di cui al regolamento (UE) n. 1408/2013 (15.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari), indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa (PMI/GI);
  • per le imprese che producono prodotti agricoli di prima trasformazione (compresi nell’Allegato 1 del TFUE): ai sensi del regolamento di esenzione agricolo (n. 702/2014), per le PMI; nei limiti del “de minimis generale” di cui al regolamento (UE) n. 1407/2013 (200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari), indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa (PMI/GI);
  • per le imprese della pesca e dell’acquacoltura, che producono prodotti di cui all’articolo 5, lettere a) e b) dell’OCM, nei limiti del “de minimis” di cui al regolamento (UE) n. 717/2014 (30.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari);
  • per le PMI che producono prodotti agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura non compresi nell’Allegato I del TFUE: nei limiti del “de minimis generale” (200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari); ai sensi del regolamento generale di esenzione di cui al regolamento (UE) n. 651/2014, nella misura del 20% per le piccole imprese e del 10% per le medie imprese.

Il target prevalente dei beneficiari, come si diceva, è rappresentato dalle piccole e medie imprese, aziende agricole, compresi i consorzi e le cooperative, attive nella produzione agricola, della pesca e dell’acquacoltura; c’è spazio anche per le imprese di maggiore dimensioni limitatamente ai prodotti compresi nel cosiddetto Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che comprende la prima trasformazione.

La circolare ministeriale specifica anche gli investimenti che possono beneficiare del credito d’imposta. L’elenco delle spese ammissibili, che devono essere finalizzate esclusivamente all’avvio e allo sviluppo del commercio elettronico, comprende: dotazioni tecnologiche, software, progettazione e implementazione, sviluppo di database e sistemi di sicurezza.
Per quanto riguarda il riferimento temporale, in questo primo periodo di imposta potranno fruire dell’agevolazione le spese per nuovi investimenti effettuate nel periodo che va dal 14 marzo 2015 (data di entrata in vigore del decreto) fino al 31 dicembre 2015; per i successivi periodi d’imposta, nel corso dell’intero anno precedente a quello di presentazione della domanda.

 

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