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STUDI – Tra maggiori paesi europei Italia unica con crescita “zerovirgola”. Ripresa ancora debole

09/07/2015

L’Istat segnala che la ripresa nel secondo trimestre dell’anno perde di slancio; la produzione manifatturiera non consolida la tendenza al rialzo e segna il passo soprattutto nei settori di micro e piccola impresa.
Il rilancio dell’economia è stato favorito dall’allineamento favorevole di bassi prezzi del petrolio, svalutazione dell’euro e calo dei tassi di interesse; su quest’ultimo fronte la crisi di solvibilità della Grecia – che rischia di sfociare nell’uscita del Paese dall’Eurozona (Grexit) – rischia di ripiegare verso l’alto la curva dei tassi, penalizzando investimenti e crescita.

L’Italia, più di altri Paesi, necessita di una ripresa vigorosa dopo una lunga e pesante recessione: dal III trimestre 2011 il Pil è diminuito per 13 trimestri su 14, un tunnel lungo – anche tenendo conto della temporanea risalita del III trimestre 2013 – 1.158 giorni in cui si sono persi 79,9 miliardi di Pil (-4,9%, valutato su base annua a prezzi 2010).

L’uscita dalla recessione avviene ad una velocità che potrebbe essere troppo bassa: nel biennio 2015-2016 si osserva una minore forza della ripresa in Italia rispetto alle maggiori economie avanzate. Le anticipazioni delle previsioni del Fondo Monetario Internazionale indicano per il nostro Paese una crescita dello 0,7% nel 2015 e dell’1,2% nel 2016, confermando i dati del Governo (nel Documento di Economia e Finanza del 10 aprile si prevede una crescita dello 0,7% nel 2015 e dell’1,3% nel 2016). La Commissione europea ad inizio maggio indica per il 2015 una crescita dello 0,6% che sale all’1,4% nel 2016.

Nel confronto internazionale il motore della crescita dell’Italia appare sviluppare una minore potenza: nel 2015 la Spagna cresce del 2,8%, il Regno Unito del 2,6%, la Germania dell’1,9% e la Francia dell’1,1%, portando l’Eurozona ad un tasso di sviluppo dell’1,5% e l’intera Unione Europea dell’1,8%. Per quest’anno, quindi, tra i maggiori Paesi europei l’Italia rimane l’unica economia a crescita “zerovirgola”.

Anche nella media 2015-2016 la crescita italiana (+1,0%) rimane di 0,7 punti inferiore all’1,7% dell’Eurozona e ai tassi di crescita di tutte le maggiori economie europee.

Un bassa crescita ritarda il pieno recupero dell’economia italiana: se prendiamo a riferimento le previsioni sulla crescita al 2020 del Fmi e proiettiamo il tasso di crescita medio del quinquennio 2016-2020, si stima che il nostro Paese recupera il livello del Pil dell’anno pre crisi solo nel 2024, con una crisi che durerebbe ben 17 anni. A tal proposito va ricordato che con la crisi del ‘29 durò molto meno: già nel 1935 il Pil recuperava il livello di massimo relativo del 1929. La Grande recessione di inizio XXI secolo, quindi, risulterà tre volte più lunga della crisi del Ventinove.

 

PIL: 2000-2024

(euro a prezzi 2010 fino a 2020 previsioni Fmi; da 2021 in poi applicato tasso crescita medio 2016-2020-Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Fmi)

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TASSI DI CRESCITA DEL PIL

(II trim. 2011-I trim. 2015. Var. %. Valori concatenati destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario (anno di riferimento 2010) – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat)

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PIL PRO CAPITE TRA DUE RECESSIONI

(Anni 2007-2015. valori a prezzi costanti –indice 2007=100 – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea)

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